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AURORA VINO ROSATO D.O.C.

8.50

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi tra cui troviamo Aurora Vino Rosato D.O.C. , Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria.
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MALVASIA NERA – Vino Salento Rosso I. G. T.

9.00

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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PATRUNU RO’ – Vino Negroamaro – SALENTO ROSSO I.G.T.

7.00

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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PATRUNU RO’ – Vino Primitivo – SALENTO ROSSO I.G.T.

9.00

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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PINEA – Vino Bianco Salento I. G. T.

6.50

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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SENO DI PONENTE – Vino Bianco Salento I. G. T.

7.00

IL VINO PUGLIESE

LA STORIA

La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre ad oggi un piccolo ruolo nel vasto panorama della viticoltura italiana: l’attenzione dei produttori verso la produzione, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità. La viticoltura in Puglia risale al periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C.. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta l’Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi fino all’arrivo anche qui di questo parassita animale. I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono negroamaro e primitivo, seguiti da bombino bianco e nero, trebbiano toscano, uva di Troia, sangiovese, montepulciano, malvasia nera. Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. A nord, in provincia di Foggia, si trovano le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo le DOC Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria
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SENO DI PONENTE – Vino Rosato Salento I. G. T.

7.50

Come si fa e come si abbina il vino rosato

Sul vino rosato se ne sentono davvero di tutti i colori. In molti sono convinti che nasca dalla miscelazione di vini bianchi e rossi (pratica peraltro vietata dalla legge), e questo non ha certo aiutato la sua reputazione. Nonostante sia spesso snobbato e sottovalutato, questa tipologia di vino può regalare invece grandi sorprese: perché è versatile, fresco, e per molte caratteristiche è la via di mezzo perfetta tra bianco e rosso. Facciamo quindi un po' di chiarezza su come si fa il vino rosato, sulle sue caratteristiche e sugli abbinamenti! rosati_slider

Che cos'è il vino rosato

Il vino rosato, nasce in Italia durante la Seconda guerra mondiale: nel 1943, in Salento, l'azienda Leone De Castris produce il primo Five roses, ottenuto da 90% Negroamaro e 10% Malvasia Nera e molto diffuso ancora oggi in Italia e negli Stati Uniti. Seppur possano essere ottenuti con lavorazioni leggermente diverse, i vini rosati sono ottenuti da uve a bacca rossa (tranne nel caso di alcuni spumanti la cui cuvèe di partenza è una miscela di uvaggi bianchi e rossi) con l'intento dichiarato di produrre un vino rosato. E il loro metodo di produzione è una via di mezzo tra quello dei vini rossi e dei vini bianchi. Perché?

Come si fa il vino rosato

Perché in molti casi comincia come quello dei vini rossi, cioè con la pigiatura e la macerazione del mosto a contatto con le bucce, che conferiscono tannini, aromi, polifenoli e il caratteristico colore rosso. Il contatto con le bucce, però, dura molto meno rispetto a quanto avviene per i vini rossi (da poche ore a 2 giorni, a seconda della tipologia di uva, del colore e dell'aromaticità desiderati), motivo per il quale il colore finale è rosato; dopodiché il processo segue i medesimi step della vinificazione in bianco: fermentazione in contenitori di acciaio e cemento e non di legno, svinatura e imbottigliamento. Per via del basso contenuto di polifenoli e della tendenza a perdere rapidamente acidità e aromaticità, i vini rosati non sono adatti per l'affinamento in bottiglia e danno il meglio di sé se consumati entro due anni dalla vendemmia. come_si_fanno_vini_rosati

Le tipologie di vino rosato

Dopo una descrizione generale, entriamo un po' di più nel dettaglio. I vini rosati si suddividono in varie categorie a seconda della tipologia e delle tempistiche della macerazione: - Vin gris (vino grigio): hanno un colore rosa tenue, sono ottenuti da uve a bassa capacità colorante. Il colore del vino viene rilasciato dall'uva stessa durante la pigiatura e la macerazione del mosto a contatto con le bucce non viene effettuata. - Blush wines: prodotti con una tecnica simile a quella dei vin gris negli Stati Uniti, vengono vinificati in bianco, ottengono il colore durante la pigiatura e sono lievemente effervescenti. - Vini di una notte: effettuano una macerazione del mosto a contatto con le bucce per un periodo di 6/12 ore. - Vini di un giorno: in questo caso la macerazione dura attorno alle 24 ore. - Saignée o salasso: durante la macerazione delle uve rosse a contatto con le bucce, viene prelevata una parte del mosto (fino al 20-30%) che viene vinificata in bianco.

Gli abbinamenti con i vini rosati

Pur avendo un aspetto più simile ai vini rossi, i vini rosati al gusto ricordano di più i vini bianchi. Generalmente, hanno un profumo piuttosto fruttato e floreale, mentre in bocca sono freschi ed equilibrati, con un tannino molto lieve e senza gli eccessi dei vini rossi strutturati. Per questo, sono una soluzione molto versatile e spesso vincente nell'abbinamento con i cibi, soprattutto quando appare difficile la scelta tra rosso e bianco. Sono quindi ottimi con antipasti di pesce, con piatti ricchi ma delicati come i risotti, con alcuni salumi, con le carni bianche, i piatti di verdure ma anche i dolci con la frutta. Caratterizzati da un grado alcolico solitamente compreso tra 12,5% e 13,5%, i vini rosati vengono apprezzati al meglio se serviti freschi, tra i 10 e i 12 C°.
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VIGNA LOBIA – Vino Rosso Salento I. G. T. – Barricato 12 mesi

10.00

cosa-vuol-dire-vino-barricato_700.jpg

Cosa vuol dire vino barricato?

Il termine "barricato" deriva dal termine francese "barrique".
Sapete già cos'è la barrique? E' la botte più piccola usata per affinare il vino. Cosa ci si deve aspettare in un vino che ha subito un invecchiamento in barrique? Facciamo un passo indietro e vediamo le caratteristiche della nostra botticella. La barrique ha una capacità di 225 litri, una capacità molto ridotta rispetto alle altre botti e dunque l'alto rapporto tra la superfice del legno e la quantità di vino significa veloce maturazione. La barrique è realizzata con doghe di rovere di varia provenienza (perlopiù francese e americana) che vengono stagionate all'aperto e poi tostate con l'utilizzo di fiamma viva. Come sarà dunque il vino barricato? Dovete tenere presente che: il legno è un materiale poroso e come tale permette un passaggio di ossigeno, responsabile proprio dell'invecchiamento del vino. Ne varia innanzitutto il colore: Il rosso rubino vira sul rosso granato, quasi mattone. E non finisce qui. Cambia il bouquet olfattivo perché la tostatura della barrique è una lavorazione che regala al vino caratteristici profumi: tipiche note di vaniglia , spezie, affumicatura. Famoso anche il sentore di cocco che deriva dalle barriques americane. E il gusto? Ebbene, il passaggio in barrique, varia anche le sensazioni al palato. Il legno di questa piccola botte cede al vino i suoi tannini, regalando un'elegante astringenza, mai troppo aggressiva capace di donare buon corpo al vino. Queste dunque le caratteristiche del vino barricato che ritroverete perlopiù nei vini rossi dopo l'affinamento in questi ormai arci noti contenitori.
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SUSU’S – Vino Rosso Salento I.G.T.- Susumaniello

9.00

IL SUSUMANIELLO, STORIA DI UN VITIGNO CHE HA RISCHIATO DI SPARIRE

Il Susumaniello è un vitigno a bacca rossa autoctono della regione Puglia, coltivato prevalentemente nella zona del Salento, nella provincia di Brindisi. Il Susumaniello deve il suo nome così curioso al fatto che il vitigno, specialmente nel suo primo decennio di vita, è molto produttivo, tanto da caricarsi in modo quasi spropositato di grappoli di uva, proprio come un “somarello”. asino
Un vitigno che, insieme al Negroamaro, rappresenta la storia vitivinicola e soprattutto dei vitigni, del terroir della storia del Salento, ne rappresenta la radice. Il Susumaniello era infatti presente nel sistema ad alberello del Salento in una percentuale del 20%, laddove il negramaro occupava il restante 80%.
Si usava, infatti, impiantare questi due vitigni in forma mista in modo da garantire una vendemmia che fosse già equilibrata nella composizione delle uve. Grazie all’esperienza maturata negli anni, i contadini di un tempo riuscivano infatti – anche senza i moderni laboratori di analisi –  a fare l’analisi empirica, in bocca, di quello che sarebbe stato il prodotto della vendemmia, nella sua composizione migliore.  Quando si dice che il vino si fa in vigna… 😉
susumaniello
Il Susumaniello è caratterizzato da un acino piccolo e tondo. In generale, più un acino di uva a bacca rossa è piccolo, maggiore è la sua concentrazione di polifenoli e antociani, quindi è molto colorato, ed ha un’acidità molto bassa e un ph alto. Esattamente l’inverso di quelle che sono invece le caratteristiche del Negroamaro, che ha invece un’acidità molto alta e un ph molto basso. Questi due vitigni sono quindi contrastanti ma di perfetto equilibro insieme, in quanto si compensano egregiamente. Le proprietà organolettiche relative ai polifenoli e agli antociani del Negroamaro, venivano quindi compensate ed esaltati dal Susumaniello Negli anni, a causa degli ammodernamenti che ha subito il sistema dei vitigni italiani, nel passaggio che c’è stato dal sistema da alberello a spalliera a causa della meccanizzazione, c’è stata un’estirpazione violenta dei vitigni, che ha causato la scomparsa quasi totale del Susumaniello.
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SENO Di PONENTE Salento Rosso I. G. T.

7.50

NEGROAMARO: IL VINO ROSSO DEL SALENTO

Negroamaro: il vino rosso del Salento

Il Negroamaro è conosciuto anche come Negro Amaro o Niuru Maru, Nicra Amaro o Nero Leccese e ha scelto come sua isola felice il Salento, dove è il protagonista assoluto dei rosati salentini e di rossi di grande fascino. A differenza del Primitivo, le uve di Negroamaro hanno una quantità maggiore di zuccheri, e questo, durante la fermentazione alcolica, rende i vini corposi ma allo stesso tempo morbidi, e questa caratteristica lo rende uno dei vini rossi pugliesi più venduti nel mondo. I vini ottenuti, vinificati in purezza, sono quasi impenetrabili, hanno un caratteristico colore rosso rubino intenso tanto scuro da sembrare nero. I loro profumi sono marcatamente fruttati, di more, frutta rossa e frutti di gelso di colore nero, con leggeri sentori di tabacco. Il gusto è intenso e persistente, con una piacevole nota amara (da cui il nome dialettale Niuru Maru, nero e amaro appunto) e l’impatto al palato è particolarmente vellutato. Le caratteristiche tipiche del Negroamaro e la sua piacevolezza fanno sì che con altri vitigni come la Malvasia Nera faccia parte di importanti denominazioni come la Salice Salentino Doc e la Doc Leverano. Inoltre, è spesso utilizzato in purezza per i vini, come accade per il Maime, il rosso della tenuta Tormaresca di Marchesi Antinori che è stato spesso premiato con i tre bicchieri dal gambero rosso. Nella vinificazione in rosato, al contrario, dà vigore e gusto fruttato ai vini prodotti, contribuendo a fare dei rosé del Salento i vini rosati italiani più famosi al mondo, con in testa il Five Roses di Leone de Castris e i vini di Schola Sarmenti. Ma come abbinare un buon vino Negroamaro? Questo vino rosso pugliese ama gli abbinamenti con la tradizione culinaria locale, dalle polpette di agnello alla carne alla brace, dai piatti a base di carne di cavallo fino ai formaggi stagionati. Questo vino rosso è ideale con le pietanze dal gusto ricco come la selvaggina, i ragù di salsiccia e con carne di maiale e le carni alla griglia in genere. Perfetto inoltre con la polenta con salsiccia e funghi, le tagliatelle al cinghiale e il maialino al forno con patate! Scegli adesso i nostri vini rossi e inizia dal Salento: non aspettare a comprare il tuo Negroamaro online!
 
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OTTAVIANELLO – Vino Rosso Salento I.G.T.

9.00
Vitigno Ottavianello | Assovini.it Il vitigno Ottavianello, a bacca nera, viene coltivato nella regione Puglia. L''Ottavianello è un vitigno che probabilmente deriva dal comune di Ottaviano, in provincia di Napoli, da dove la varietà sarebbe stata importata nella zona di Brindisi, precisamente nel comune di San Vito dei Normanni, per opera del marchese di Bugnano, verso la fine dell'Ottocento. Lo sviluppo del vitigno Ottavianello si è esteso anche nel sud della Francia e in Corsica (dove è una delle varietà più coltivate) con il nome di Cinsaut o Cinsault. In sud Africa prende il nome di Hermitage che, incrociato con il Pinot Noir, ha dato origine al Pinotage; se utilizzato come uva da mensa si chiama invece Oeillade. L'uva è impiegata esclusivamente per la vinificazione, di solito unita ad altre varietà pugliesi, alle quali conferisce rotondità e aromi. Ha una buona diffusione in tutta la Puglia, anche se molto raramente è vinificato in purezza: di solito è affiancato ad altri vitigni a bacca nera come il Negro Amaro, la Malvasia Nera di Brindisi o la Malvasia Nera di Lecce e, più raramente, il Primitivo. Il territorio che vede la maggiore presenza di Ottavianello è quello della provincia di Brindisi, dove il vitigno rientra nel disciplinare della DOC Ostuni.
  • Caratteristiche del vitigno
    • Foglia: media, pentagonale, pentalobata
    • Grappolo: medio, piramidale, allungato mediamente serrato
    • Acino: medio, ellissoidale-obovoide
    • Buccia: pruinosa, delicata e di colore violetto


  • Caratteristiche sensoriali del vino
    • Dal vitigno Ottavianello si ottiene un vino di colore rosso rubino che negli anni può diventare granato, ha sentori olfattivi che ricordano la frutta secca (nocciola e mandorla) e alcune spezie, e un sapore leggermente aromatico, morbido e persistente
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BOTRUS – Vino Rosso Salento I. G. T. “PASSITO”

9.50

Vino Passito

blankvini passiti sono vini ottenuti da uve sottoposte a procedimenti di disidratazione, più o meno avanzata, naturale o forzata. I passiti vengono a volte erroneamente catalogati tra i vini speciali, ma da un punto di vista normativo sono considerati vini normali, in quanto dopo il processo di vinificazione e prima di essere immessi sul mercato non vengono sottoposti a ulteriori interventi tecnici o all'aggiunta di altri componenti. Infatti i vini passiti sono prodotti utilizzando le stesse tecniche di vinificazione impiegate per i vini normali, con la sola differenza che le uve, prima di essere vinificate, vengono sottoposte per un periodo di tempo più o meno lungo ad appassimento, cioè a una riduzione o eliminazione dell'acqua (disidratazione) presente nell'acino. Lo scopo di tale procedimento è quello di sottoporre l'uva a sovramaturazione al fine di concentrare nella bacca numerosi composti, quali: zuccheri, acidi organici, sali minerali e profumi. I vini che si ottengono in seguito a questo processo sono detti "passiti" e sono solitamente caratterizzati da uno spiccato contenuto alcolico e da un residuo zuccherino più o meno elevato. Esistono anche i passiti liquorosi ovvero vini ottenuti da uve appassite e addizionati da una componente alcolica. Nell'ambito delle denominazioni, il passito liquoroso italiano più famoso è senz'altro la versione liquorosa del Passito di Pantelleria DOC. Da notare che esiste una differenza (nell'ambito dei vini da sovramaturazione) tra vendemmia tardiva e passito: in termini molto semplici, il primo è un vino "poco" passito, il secondo è il passito classico. Alcuni disciplinari (italiani ed esteri) prevedono la tipologia vendemmia tardiva, altri il passito[1]. Inoltre, nonostante quello che si ritiene comunemente (anche se erroneamente) i passiti non sono solo dolci o amabili: esistono anche i passiti secchi. Due esempi italiani illustri: l'Amarone e lo Sfursat. Invece, è vero che la maggior parte dei passiti siano dolci o amabili o abboccati. blank L'appassimento può essere effettuato in due maniere: La prima tecnica lascia appassire gli acini d'uva direttamente sulla pianta, mediante: La seconda tecnica lascia appassire i grappoli o gli acini d'uva, dopo essere stati vendemmiati:
  • in ambiente aperto su stuoie o graticci, oppure appesi;
  • in ambiente chiuso, in appositi locali con particolari condizioni di temperatura e umidità.
blank Dopo l'appassimento le uve vengono pressate e vinificate (utilizzando di solito il metodo di vinificazione in bianco) ed il periodo di affinamento può durare anche alcuni anni. Un ulteriore sistema per ottenere i vini passiti è quello della estrazione a freddo, consistente nel lasciare le uve appena raccolte ad alcuni gradi sotto lo zero per una notte e pressarle immediatamente dopo; poiché a temperature appena al di sotto dello zero congelano solo gli acini meno maturi (che contengono più acqua), il mosto che si ottiene sarà ricavato solo da quelli più maturi, quindi più ricchi di zucchero. Se i vini passiti vengono addizionati con alcol o mosto fermentato danno luogo ai vini passiti liquorosi (riconoscibili anche per l'apposita etichetta che si trova sul collo della bottiglia). Scegli adesso i nostri vini rossi e inizia dal Salento: non aspettare a comprare il tuo Negroamaro online!
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Malvasia Nera: una storia che viene da lontano

La storia del nostro vitigno affonda le sue origini in epoche molto lontane. Pare che un vino dolce, quasi liquoroso, fosse coltivato in una cittadina del Peloponneso chiamata Monemvasia o Monembasia a causa di una caratteristica molto importante da un punto di vista strategico. Come recita infatti lo stesso nome, che letteralmente vuol dire "porto che ha una sola entrata", questa città era una vera e propria roccaforte collegata alla costa da una sola via d'accesso. Era quindi un luogo protetto, perfetto per crescere e prosperare senza il pericolo di inutili intrusioni esterne. Il vino di cui parlavamo all'inizio era il vanto dell'isola e continuò a esserlo per molto tempo o almeno fino all'arrivo dei Veneziani. La Repubblica di Venezia arrivò nella cittadina nel corso del XIII secolo e, stupita dall'assoluta pregevolezza di questo vino, ne incoraggiò l'esportazione in altri lidi mediterranei, tra i quali Creta, dove nacquero i primi e rudimentali vigneti che però la Serenissima dovette lasciare in seguito all'invasione da parte dei Turchi. A questo punto l'arguzia commerciale dei nostri li portò a espandere la coltivazione della Malvasia in tutto il Mediterraneo. Arrivò quindi anche in Italia e conquistò un posto d'onore nella nostra penisola tanto che molte osterie venete venivano chiamate con il nome di "Malvase". Questo successo fu anche il motivo di una grande confusione. La fama che accompagnava questa uva fece sì che vennero chiamate Malvasie vitigni molto diversi tra loro, sia da un punto di vista morfologico che ampelografico. Esiste anche un'altra interessante teoria che vuole la Malvasia Nera crescere e prosperare in qualità di vitigno autoctono in quel di Malta per poi essere importata nella nostra penisola sempre dai commercianti veneziani. Secondo alcuni storici, la Malvasia Nera pugliese ha avuto una storia molto diversa in quanto venne introdotta nella regione nel 1700 a.C dalle popolazioni cretesi e micenee e da allora non ha mai conosciuto momenti di stanca anche se soltanto negli ultimi anni ha iniziato a essere vinificata in purezza. blank

Le aree di coltivazione della Malvasia Nera

il vitigno Malvasia Nera oggi è allevato in molte zone del nostro Paese. In Puglia è molto diffusa la Malvasia di Nera di Brindisi e di Lecce, due uve che seppur iscritte separatamente nei registri ampelografici non mostrano molte differenze tra loro. In Trentino Alto-Adige e in Toscana viene allevata una varietà non aromatica chiamata Malvasier mentre nella zona del Monferrato, a Casorzo, e a Schierano, sulle colline astigiane, prospera rigogliosa una varietà aromatica della Malvasia Nera. Infine la Malvasia della Basilicata è un'uva che presenta molte caratteristiche in comune con quella allevata a Brindisi.

Caratteristiche del territorio

La Malvasia Nera ama affondare le sue radici in terreni ricchi di argilla, di rocce fini e di sedimenti calcarei. Queste caratteristiche unite a un buon drenaggio creano il presupposto per ottenere vini di alta qualità, caratterizzati da un colore vivace e da una grande corposità. Il clima è l'altro grande protagonista di annate più o meno eccellenti. Questa uva infatti cresce bene dove il sole e le brezze che provengono dal mare riescono a creare un ambiente caldo, a volte torrido ma ben protetto dalle infezioni parassitarie. Il vento che spira tra i grappoli infatti li protegge dalla dannosa umidità. Spesso, nel Salento, la terra è arida ma le radici della Malvasia nera trattengono l'acqua e la rilasciano lentamente nel momento in cui la pianta ne ha più bisogno.

Caratteristiche ampelografiche dell'uva Malvasia Nera

La Malvasia Nera è caratterizzata dalla presenza di una foglia medio-piccola, pentagonale, trilobata o pentalobata. Il grappolo, conico o cilindrico, non è eccessivamente grande e talvolta è alato. Gli acini sono piccoli e ovali mentre la buccia spessa e consistente è ricoperta dalla pruina, una sostanza che avvolge l'acino e lo preserva dagli effetti deleteri dell'eccessiva siccità.

Vinificazione della Malvasia Nera

La Malvasia Nera, generalmente allevata a spalliera, viene raccolta intorno alla metà di settembre. Il momento della vendemmia è molto importante ed è condotto con una cura quasi meticolosa. Spesso i grappoli vengono raccolti manualmente perché soltanto i migliori potranno arrivare in cantina per il processo produttivo. Dopo una leggera pressatura, il mosto fermenta a lungo sulle bucce, in grandi serbatoi d'acciaio, e affina per qualche mese in contenitori dello stesso materiale.

Caratteristiche organolettiche del vino Malvasia Nera

La Malvasia Nera ha un colore seducente e passionale, un intenso rosso rubino, con riflessi che virano verso il viola. La palette aromatica è molto forte e svela un bouquet fruttato dove sono riconoscibili le note delle ciliegie, delle fragole e qualche accenno di violetta profumata. Il sorso svela una buona struttura e avvolge il palato con un tannino armonico e vellutato. Il finale è fresco e persistente.

Curiosità sulla Malvasia Nera

Questo vitigno vanta anche delle nobili citazioni letterarie come quella di Shakespeare nel Riccardo III. Una menzione sicuramente poco piacevole (uno dei personaggi citati annega in una botte di Malvasia) ma è comunque la prova che nel Seicento questa uva era conosciuta e apprezzata già in molte nazioni europee. Scegli adesso i nostri vini rossi e inizia dal Salento: non aspettare a comprare il tuo BLEND Negroamaro - Malvasia online!
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