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ZAFF – LIQUORE ALLO ZAFFERANO

15.00
Il Gran Liquore di San Domenico Zaff prende il nome dal Convento del XV secolo dei Frati Domenicani di Lecce, Oggi questo eccellente prodotto è stato riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come P.A.T. (Prodotto Agroalimentare Tradizionale Pugliese) A un primo sorso, lo Zaff si presenta gentile, affabile, quasi fosse un ospite dolce e gradito che rivela solo in seguito una nota da despota: una volta mandato giù, infatti, permangono in bocca il sentore e sapore delle erbe, percebili in modo netto e deciso. Lo zafferano diviene elemento caratterizzante, grazie alle sue molteplici azioni, da quella stimolatrice dell’apparanto digerente sino a quella di contrasto per l’invecchiamento. Un rimedio per l’infelicità, ma anche un prodotto dalle proprietà afrodisiache, espressione del nostro amato patrimonio culturale italiano. Conservazione: Si consiglia di mantenere il liquore lontano da fonti di calore e luce intensa e di consumarlo preferibilmente entro un anno dall’apertura della bottiglia.
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LU IENTU – LIQUORE DI MELOGRANO

15.00

MELAGRANA: LE PROPRIETÀ BENEFICHE E GLI USI IN CUCINA

Con il mese di ottobre è ufficialmente iniziata la stagione della melagrana, un frutto molto particolare, non ancora così diffuso, ma che rappresenta un autentico concentrato di proprietà benefiche, tanto da essere considerato un vero e proprio superfood! Frutto della pianta Punica granatum (famiglia Punicaceae), la melagrana è originaria del sud-ovest asiatico, ma oggi la pianta è ampiamente coltivata in America e nelle aree mediterranee europee. Col termine melograno si fa spesso riferimento sia alla pianta che al frutto, ma è bene precisare che melograno si riferisce specificatamente alla pianta, mentre il frutto è definito frutto del melograno o melagrana. Tipicamente di colore rosso vivo, acceso e brillante,  ricorda la forma di una mela, mentre internamente è caratterizzata dalla presenza di numerosissimi semini (arilli), anch’essi di colore rosso brillante, teneri, succulenti e dal sapore tipicamente acidulo, avvolti da una polpa gialla. Non a caso il termine melograno deriva dal latino malum (mela) e granatum (con semi), quindi mela con semi. Il frutto del melograno porta benefici importanti all’organismo, anche se ne esistono diverse varietà, dalle caratteristiche e dai sapori differenti, divise in zuccherine, agrodolci e acide. In Italia sono coltivate solo varietà dolci, fra le quali le più note sono la neirana, la ragana, la alappia e il dente di cavallo.
proprietà melagrana

COMPOSIZIONE: UN FRUTTO POCO CALORICO E RICCO DI ANTIOSSIDANTI

Molto ricca di acqua (78%), la melagrana ha un contenuto medio di carboidrati (13,5%), mentre quello lipidico e quello proteico risultano bassi. Buona la quantità di fibra (4%). “Numerosi sono i sali minerali (in primis ferro e potassio, ma anche zinco, manganese, rame, fosforo, magnesio, sodio, selenio e calcio), così come le vitamine, essendo presenti in quantità quelle del gruppo B, la A, la C (una sola melagrana può contenere fino al 20% dell’intero fabbisogno giornaliero), la E e la K. Inoltre, il frutto del melograno apporta benefici grazie a numerose sostanze benefiche e principi attivi, in primis diversi antiossidanti (è tra i frutti più ricchi di antiossidanti), come flavonoidi, acido ellagico e gallico, e quercetina”, specifica la dottoressa. Si tratta, infine, di un frutto poco calorico, poiché contiene soltanto 65 calorie per 100 grammi di prodotto.

MELAGRANA PROPRIETÀ E CONTROINDICAZIONI

ANTITUMORALE

“Una delle proprietà più note della melagrana è certamente la sua azione antitumorale, grazie alla presenza di tannini e polifenoli, in grado di proteggere contro la genesi o la progressione di diversi tipi di tumore, in particolare quello alla prostata e del seno, inibendo o riducendo, in quest’ultimo caso, per azione specifica degli ellagiotannini, l’attività dell’aromatasi, un enzima importante nella sintesi degli estrogeni”. melagrana frullata Sempre in riferimento al tumore al seno, di cui abbiamo parlato anche in relazione al ruolo della soia, la melagrana è inoltre un vero e proprio adattogeno naturale, in grado di regolare i livelli di estrogeni, aumentandoli quando il corpo ne ha bisogno, o bloccandoli, quando i livelli sono troppo alti. L’attività antitumorale della melagrana sembra essere efficace anche nei confronti del tumore della pelle: “le antocianine, infatti, sono in grado di contrastare efficacemente i danni provocati dai raggi UV, conferendo pertanto protezione nei confronti di questa forma di cancro”.

ANTIBATTERICA E ANTINFIAMMATORIA

Sempre grazie alla presenza di tannini ed acido ellagico, il frutto del melograno esplica una importante attività antibatterica e antinfiammatoria, in grado di contrastare le infezioni causate da batteri e parassiti, a carico dell’apparato gastrointestinale (es. salmonella ed Escherichia coli) e dell’apparato respiratorio ed urinario (es. stafilococco aureus e Pseudomonas aeruginosa).

DEPURATIVA E BENEFICA PER L’INTESTINO

Essendo un alimento ricco di fibre, presenti soprattutto nel succo, esercita effetti benefici a livello intestinale, favorendo la peristalsi e, quindi, l’eliminazione delle feci, per cui si rivela particolarmente utile in caso di stipsi. Sempre a livello gastrointestinale, “il frutto del melograno svolge azione protettiva nei confronti della mucosa gastrica, allevia la nausea ed aiuta a combattere le emorroidi”, sottolinea la nutrizionista. La buona quantità di potassio esplica un’importante azione depurativa, favorendo la diuresi e, con essa, l’eliminazione di scorie e tossine. Il potassio è utile anche nel regolare la pressione arteriosa per cui la melagrana è consigliata in chi soffre di ipertensione.

ANTIOSSIDANTE E AMICA DEL CUORE

melagrana La melagrana protegge anche il cuore e l’intero apparato cardiocircolatorio, in quanto è in grado di ridurre il rischio di aterosclerosi, “contrastando il colesterolo LDL, grazie alla presenza di acido ellaico, un potente antiossidante che non si trova in nessun altro alimento in natura, e sostenendo ulteriormente la funzionalità cardiaca”. L’abbondanza in antiossidanti, inoltre, fa del frutto del melograno un ottimo alleato contro i radicali liberi, che ci protegge dai processi di invecchiamento, favorendo la rigenerazione cellulare e la riparazione dei tessuti. L’intervistata specifica che “in tal senso, è particolarmente utile a rallentare i processi di invecchiamento epidermico, riducendo anche iperpigmentazione, macchie e rughe della pelle dovuti all’età. Sempre a livello epidermico, la melagrana è utile in caso di acne e pelle grassa, alleviando tali disturbi”. Infine, il frutto del melograno sembra esplicare azione preventiva nei confronti di alcune patologie degenerative a carico del sistema nervoso, quali morbo di Parkinson e l’Alzheimer.

ALLEATA DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Il ricco contenuto vitaminico sostiene il sistema immunitario (soprattutto la vitamina C), proteggendoci dall’attacco di virus e batteri e, quindi, dai malanni tipici dell’autunno, stagione di maturazione della melagrana. Inoltre, “l’elevato contenuto di ferro aiuta a contrastare e prevenire l’anemia, aumentando i livelli di emoglobina nel sangue”.

GLI USI IN CUCINA

Questo frutto autunnale è ottimo mangiato tale e quale, ma spesso in commercio si trova sotto forma di succo di melagrana o marmellata, considerati più comodi da consumare, rispetto al frutto fresco. Il succo è ottenuto dalla spremitura dei chicchi interni, per cui conserva a pieno tutti i principi attivi del frutto di melograno e le proprietà benefiche. “È anche molto facile da preparare a casa, dato che per ottenerlo si può utilizzare un semplice spremiagrumi”, evidenzia la nutrizionista. “Tuttavia, se si preferisce il frutto tale e quale, si consiglia di aprirlo e consumare direttamente i semini al suo interno, mangiandoli semplicemente con un cucchiaino (condendoli con succo di limone) oppure aggiungendoli ad uno yogurt o ad una macedonia di frutta”. In virtù del suo sapore delicato e leggermente acidulo, le ricette con melagrana possono essere sia dolci che salate: “in quest’ultimo caso i chicchi della melagrana si abbinano molto bene con insalate di cavolo rosso o di cereali, in particolare farro e cous cous, aggiungendo anche frutta secca, uvetta e qualche seme di bacche di goji”. insalata di melagrana Viste le proprietà della melagrana, come riconoscere un frutto maturo, pronto da mangiare? La nutrizionista ammette che capirlo è difficile, “ma è sempre bene scegliere frutti non eccessivamente rossi, il che significherebbe che i semi all’interno sono troppo maturi. L’ideale è un colore acceso uniforme, ma non troppo scuro. Una volta aperta la melagrana, comunque, un buon grado di maturazione è riconoscibile se, colpendo con forza il frutto con un cucchiaio, i semini cadono da soli. Se ciò non si verifica, significa che non è del tutto maturo, ma può comunque essere mangiato sgranandolo con l’aiuto di un cucchiaino”. Non ci rimane che vedere insieme alla dott.ssa Evangelisti se esistono controindicazioni nel consumo di questo frutto autunnale.

CONTROINDICAZIONI

La melagrana è un frutto che presenta davvero pochissime controindicazioni, tuttavia, nonostante l’azione protettiva svolta nei confronti della mucosa gastrica, “è sconsigliata in caso di acidità gastrica o problemi di reflusso, dato che si tratta comunque di un frutto acido”. Inoltre, un consumo eccessivo di melagrana può determinare intossicazione, caratterizzata da vertigini, cefalea, sonnolenza e difficoltà respiratorie. Si tratta comunque di sintomi lievi e del tutto transitori che non devono destare particolare preoccupazione. Infatti, è difficile incorrere in un consumo eccessivo di questo frutto, soprattutto se si seguono le regole di una alimentazione varia e bilanciata. Infine, in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti, è bene “consultare il medico prima di consumare la melagrana”.
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LU SULE – LIQUORE

15.00

Finocchietto selvatico: proprietà e benefici

Imperdibile nella cucina siciliana e sarda, il finocchietto selvatico dona un sapore inconfondibile agli alimenti. Questa pianta aromatica si può anche degustare sotto forma di infuso per godere delle sue proprietà benefiche, in particolare in caso di disturbi gastro-intestinali.

finocchietto
Il finocchio selvatico, altrimenti detto finocchietto, è una pianta aromatica che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere e il cui nome botanico è Foeniculum Vulgare Miller. Il finocchietto selvatico è originario delle zone mediterranee e lo troviamo molto facilmente lungo le coste italiane. È un ingrediente molto utilizzato in cucina per aromatizzare le carni, il pesce, la pasta; nella cucina siciliana e sarda è un elemento indispensabile.

Finocchietto selvatico, proprietà

Il finocchietto selvatico viene utilizzato in cucina come erba aromatica, ma possiede anche numerose proprietà fitoterapiche. Foglie e semi possono essere utilizzati per preparare tisane depurative e digestive. I semi in particolare sono ricchi di principi attivi interessanti per la fisiologica funzionalità di stomaco e intestino e per caratteristiche estrogeno-like: il trans-anetolo, l’estragolo e il fencone sono componenti dell’olio essenziale e devono essere trattati con attenzione, come peraltro tutti gli oli essenziali.
Il finocchietto selvatico possiede: > proprietà carminative: il finocchietto selvatico possiede la proprietà di assorbire ed eliminare i gas dovuti a malassorbimento del cibo, combinazioni alimentari sbagliate con formazione di meteorismo; > proprietà antispasmodiche: il finocchietto selvatico aiuta a eliminare fastidiose colichette digestive dei bimbi, ed è indicato per chi soffre di dolori epigastrici dovuti a difficoltà digestive; > proprietà diuretiche: il finocchietto selvatico aiuta a sgonfiare l’organismo e facilita la diuresi; > proprietà detossinanti: per potenziarne l’effetto detox, il finocchietto selvatico può essere miscelato ad altri rimedi erboristici come tarassacocardo marianocarciofo. Così facendo si migliora il suo sapore e si aumenta il suo effetto drenante e purificante; > proprietà galattogene: i semi di finocchietto selvatico aiutano a favorire la montata lattea per le neomamme. Indirettamente i suoi benefici arrivano al bimbo, preservandolo dalle tipiche coliche dei neonati.

Finocchietto selvatico, benefici

Utilizzare il finocchietto selvatico in infuso apporta numerosi benefici all’organismo, soprattutto per coloro che lamentano disturbi più o meno gravi al tratto gastro-intestinale: > mal di stomaco: chi soffre di dolori epigastrici, mal di stomaco con spasmi, gastrite con bruciori può trovare beneficio da una buona tazza di infuso di finocchietto selvatico, da assaporare dopo i pasti o durante la giornata per predisporre lo stomaco; > colite: in caso di irregolarità intestinali, gonfiori, stipsidiarreameteorismo o spasmi, il finocchietto selvatico favorisce la peristalsi intestinale, assorbe gli eccessi di gas, disinfiamma il colon, seda spasmi e dolori;catarro delle vie respiratorie superiori: il finocchietto selvatico svolge un’azione espettorante e secretolitica, aiuta a fluidificare il muco ed eliminarlo. L’infuso caldo preso alla sera migliora la respirazione e predispone a un sonno ristoratore.

Indicazioni sul finocchietto selvatico

Il finocchietto selvatico in passato veniva largamente utilizzato per edulcorare alcuni sapori di vini e insaccati di scarsa qualità; da qui nasce il termine “infinocchiare” con l’accezione di inganno. È consigliabile non utilizzare per lunghi periodi preparati a base di finocchio per la sua componente estrogenica dovuta all’anetolo. Chi utilizza forme di contraccezione orale inoltre deve porre particolare attenzione, poiché i componenti potrebbero diminuirne l’efficacia, per competizione sui recettori degli estrogeni.
 
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LU MARE – LIQUORE DI PESCA E MELA

15.00
Per chi non ama molto gli alcolici o per i più piccoli consigliamo questa bella ricetta:

FRULLATO DI PESCA E MELA

Frullato di pesca e mela
Tempo10 min
DifficoltàFacile
Porzioni2
CostoBasso

Presentazione

Il frullato di pesca e mela è un preparato sano, gustoso e rinfrescante perfetto per l'estate. Quando arriva la stagione calda solitamente si cerca sempre di cambiare un po' l'alimentazione depurandosi con bevande leggere e molto nutrienti. Questo frullato è una bevanda ricca di fibre, sali minerali e vitamine piacevole per il palato ma anche ottima per la salute. La pesca, infatti, è un frutto molto ricco di potassio e soprattutto di vitamina C. Contiene anche betacarotene, ideale per facilitare l'abbronzatura in estate, e vitamine del gruppo B e K. Invece, la mela detiene una buona quantità di vitamina C e betacarotene e poi un'importante sostanza conosciuta come quercetina. I due frutti, messi nel mixer con qualche goccia di succo di limone, vengono frullati insieme al ghiaccio dando vita a una bevanda cremosa. Il frullato di pesca e mela è una buona soluzione sia per gli adulti che per i più piccoli che non amano gustare la frutta a pezzi.

Preparazione

COME FARE IL FRULLATO DI PESCA E MELA

Preparare questo frullato è davvero semplice e veloce, ci occorreranno pochi minuti. Prendiamo le pesche e le mele, laviamole bene quindi, sbucciamole e tagliamole a pezzi piccoli. Trasferiamo la frutta dentro il boccale del mixer con quattro cucchiai di succo di limone e alcuni cubetti di ghiaccio. Frulliamo til tutto e quindi serviamo decorando il bicchiere con una fettina di limone.

Consigli

Si consiglia di aggiungere un pizzico di zenzero in polvere per dare un tocco di sapore esotico e particolare. In alternativa, chi ama i gusti dolci e i profumi può mettere nel frullato anche un pizzico di cannella. Ovviamente è meglio scegliere solo una tra le due spezie per non creare sapori disarmonici e spiacevoli. Se, invece, si vuole bilanciare l'acidità del succo di limone si può aggiungere un cucchiaino di zucchero oppure di miele. Inoltre, il frullato di pesca e mela si deve preparare sempre al momento così le vitamine e gli enzimi della frutta non si ossidano.

Per quale occasione

Il frullato di pesca e mela è una bevanda molto versatile: è possibile berla la mattina per accompagnare una bella colazione oppure il pomeriggio così da fare una merenda sana e genuina. Questo frullato rinfrescante è ottimo anche per energizzarsi dopo una giornata stancante o da offrire ai ospiti nelle calde giornate estive. La bevanda poi è consigliata anche per i bambini che mangeranno la frutta molto più volentieri.
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LIQUORE DI LIQUIRIZIA

15.00

Liquirizia: proprietà terapeutiche, usi e controindicazioni

Sia come radice sia come ingrediente base delle più note caramelle, la liquirizia ha numerosi benefici per la salute se assunta in quantità controllate.
blank La liquirizia – pianta originaria dell’area mediterranea e mediorientale – è uno fra gli alimenti più conosciuti e utilizzati al mondo. Le antiche civiltà egiziana, romana, greca, indiana e cinese ne conoscevano le peculiarità positive. Da ieri ai giorni nostri, la liquirizia è una pianta che può essere consumata in differenti modalità: masticando la radice intera, sorseggiando i decotti e gli infusi nei quali la radice viene spezzata o gustarla sotto forma di caramelle gommose. Sia come radice (le radici della liquirizia vengono raccolte nel periodo autunnale e invernale) sia come ingrediente base delle più conosciute caramelle (che piacciono tanto ai bambini quanto agli adulti) o, ancora, utilizzata nella preparazione del liquore, la liquirizia annovera una serie di benefici per la salute.

Le proprietà benefiche della liquirizia

La liquirizia viene estratta da una pianta leguminosa che prende il nome di glycyrrhiza, nome di origine greca i cui termini significano rispettivamente dolce ("glucos”) e radice (“riza”). Il suo principio attivo – la glicirrizina appunto – ha una grande azione antinfiammatoria e antivirale. La liquirizia, inoltre, rappresenta una discreta fonte di vitamina B1, B2, B3, B5 e vitamina E e offre una vasta gamma di nutrienti benefici e flavonoidi. Concentrato di fitonutrienti essenziali (dal fenolo al timolo alla quercetina, solo per fare alcuni esempi), la liquirizia è in grado di apportare una serie di minerali importanti: calcio, colina, ferro, fosforo, magnesio, potassio, silicio, selenio e zinco. I benefici di questa pianta erbacea perenne? Sono davvero numerosi. Mangiare liquirizia può garantire un’adeguata protezione al fegato. Tra le principali proprietà della liquirizia c’è quella di aiutare a migliorare i disturbi dell’apparato gastrointestinale, inclusi aerofagia, digestione lenta, stitichezzagastriti e ulcere gastro-duodenali. Masticare un po’ di liquirizia rappresenta una soluzione ideale nel trattamento di alcune problematiche di gola e bocca (dall’herpes al mal di gola); l’azione antinfiammatoria contro il mal di gola si rivela funzionale per quanto attiene al trattamento della cervicale, combattendo i dolori (senza dimenticare che gli estratti di liquirizia possiedono numerose proprietà anti-infiammatorie, potenzialmente efficaci nel trattamento di artrite reumatoide). E ancora, gli estratti di liquirizia si rivelano efficaci nell’ambito della prevenzione e del trattamento della carie dentale e della gengivite. Per merito degli effetti protettivi antibatterici, gli estratti di radice di liquirizia sono molto utilizzati nella produzione di prodotti per la cura dell’igiene orale, collutori e dentifrici su tutti. Liquirizia contro lo stress. Tale aspetto merita una spiegazione a parte: concedersi una pausa rilassante, sorseggiando un tè alla liquirizia, permette di contrastare l’insonnia. Il merito, in questo senso, va ascritto soprattutto alla regolazione degli zuccheri che sono presenti nel sangue.

Liquirizia, quali sono le controindicazioni

Pur considerando eventuali problematiche che possono sopraggiungere per via di un uso eccessivo della liquirizia (quello di moderarsi è sempre il consiglio migliore che si può dare), devono prestare particolare attenzione all’assunzione di liquirizia le donne che assumono farmaci anticoncezionali oppure nel corso della gravidanza, chi soffre di sindrome premestruale o di insufficienze epatiche oppure renali. Infine, consumare liquirizia regolarmente non risulta indicato per le persone che soffrono di ipertensione.
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SPUMÌ AL PISTACCHIO – CREMA DI LIQUORE AL PISTACCHIO

15.00

LE PROPRIETÀ BENEFICHE DEI PISTACCHI

blankUn cibo da aperitivo, da sgranocchiare davanti alla tv; ma anche un ingrediente capace di caratterizzare con il suo aroma e la sua consistenza il condimento di una pasta, di dare croccantezza alla panatura di un taglio di carne, di rendere indimenticabili dolci, creme, gelati, granite. E i pistacchi sono ancora più di questo: rappresentano un mondo affascinante, sia dal punto di vista storico, con le loro origini mediorientali e la successiva diffusione in tutto il mondo, sia da quello botanico, prodotti da piante che possono arrivare ai trecento anni d’età, sia da quello delle proprietà alimentari, con la ricchezza dei loro principi nutritivi. In Italia, pistacchio richiama subito Bronte, comune alle pendici dell’Etna celebre proprio per il suo pistacchio Dop: presidio Slow Food, il cosiddetto oro verde di Bronte è protagonista di ricette che spaziano dal pesto alla siciliana o più specificamente alla brontese per la pasta, ai dolci, ai salumi; a fine estate la cittadina gli dedica una sagra di ambientazione storica, unendo così tradizione, gusto, rievocazione, storia, cultura gastronomica. Il pistacchio di Bronte è riconoscibile per le dimensioni , per il colore, verde smeraldo, e per il gusto, ed è un prodotto molto richiesto anche all’estero, dall’Europa al Giappone. Il pistacchio, Pistacia Vera, famiglia delle Anacardiaceae, è un albero originario del Medio Oriente, che può superare i dieci metri di altezza e i tre secoli d’età. Attualmente viene coltivato nei paesi mediorientali, in Cina, in California, nei paesi dell’Europa meridionale come Italia, Spagna e Grecia, ma anche in Australia; i principali produttori mondiali sono Iran, Turchia, Stati Uniti e Siria. La coltivazione è a scopo alimentare, poiché il pistacchio ha un’estrema versatilità, che permette di consumarlo sia da solo, sia in composizioni dolci o salate. In genere si trova in commercio essiccato e in guscio, oppure sgusciato e pelato, poiché il cosiddetto pistacchio è il seme della pianta, ed è racchiuso sia da un guscio sia da una pellicola. Appena raccolto, il pistacchio viene liberato dal mallo e viene essiccato, ancora in guscio. Poi a seconda della destinazione che prenderà il prodotto, verrà o no sgusciato e pelato, lasciato intero o reso in granella o in polvere, oppure ulteriormente trattato per farne farine, paste e altri prodotti. I pistacchi in cucina Una ciotola di pistacchi da sgusciare insieme a un bicchiere di vino è sempre un piacere da gustare, ma i pistacchi per un gastronomo sono una fonte di idee e ricette notevolissima. Possono accompagnare la pasta come condimento di un pesto, essere usati con le carni, anche quelle particolari come l’agnello, sotto forma di panatura; insaporiscono salumi come la mortadella; e il loro impiego in pasticceria spazia dai gelati alle creme, dai torroni alle torte. In commercio il pistacchio intero si trova in guscio, sgusciato o pelato, cioè privato della pellicola che avvolge il seme; è commercializzato anche sotto forma di granella, farina e pasta. La Sicilia, unica regione italiana a produrre pistacchi, è particolarmente ricca di ricette che ne esaltano il gusto e ne sanno sfruttare al meglio l’aroma. Si varia dalle salse ai primi, dai risotti alle paste, dalle lasagne agli gnocchi, ai fagottini. Il pesto per condire spaghetti o altri tipi di pasta si realizza con pistacchi di Bronte, basilico, pinoli e mandorle tostate (che possono essere sostituiti dalle noci), olio evo, sale, pepe, parmigiano. I pistacchi accompagnano i secondi di carne e pesce, dall’agnello al maiale al manzo al pollo, dalle alici al pescespada, come panatura, condimento o ripieno. In pasticceria, il pistacchio viene esaltato nelle torte, nei gelati e nelle granite, nei biscotti e nei semifreddi, nelle creme e nei torroni. Ma i pistacchi sono presenti anche nella cucina internazionale, soprattutto mediorientale: un esempio classico è il baklava, un dolce che si trova in molti paesi, dalla Turchia al Libano, con alcune varianti, e che di base viene realizzato con fagottini di vari strati sovrapposti di pasta fillo o pasta sfoglia, frutta secca, sciroppo di zucchero, miele, burro, limone ed eventuali spezie. Proprietà salutari Il pistacchio contiene molte calorie, quindi non è indicato per chi deve seguire diete a basso contenuto calorico; come tutta la frutta a guscio, c’è il rischio di allergie; inoltre è sconsigliato a chi ha problemi di diabete e ipertensione. Per il resto, non presenta particolari controindicazioni, e la sua ricchezza di vitamine e minerali ne fa un cibo interessante dal punto di vista delle proprietà. Per quanto per la maggior parte sia composto di grassi, si tratta di grassi monoinsaturi, che aiutano a regolare la quantità di colesterolo nel sangue e quindi ad aiutare la salute del sistema cardiovascolare. Uno studio condotto nel 2008 negli Stati Uniti su tre gruppi di volontari è stato incentrato sull’eventualità che un consumo moderato di pistacchi ogni giorno possa essere in grado di abbassare i livelli di colesterolo totale e soprattutto colesterolo Ldl, responsabile dei danni al sistema cardiovascolare. Il consumo era effettuato sotto costante controllo medico, per bilanciare la quantità di sale e grassi che vengono ingeriti con semi di pistacchio. Iniziative individuali in tal senso, effettuate senza consultare un medico, rischiano di apportare più danni che benefici. Le sostanze presenti in questo seme, come isoflavoni, luteina e polifenoli, inoltre hanno proprietà ricostituenti e antiossidanti. Valori nutrizionali Cento grammi di pistacchi equivalgono a più di 600 kcal, derivanti dal 56 per cento circa di grassi, dal 27 per cento circa di carboidrati e dal 18 per cento circa di proteine. I pistacchi contengono molta vitamina A, vitamine B1B2, B3 e B6, vitamina C ed E. Rilevante la presenza, tra i minerali, di potassiofosforomagnesiocalcio e, in minore quantità, ferro e rame.
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SPUMONE GALLIPOLINO – CREMA DI LIQUORE ALLA NOCCIOLA

15.00

Lo spumone per assaporare la dolcezza del Salento

Di prelibatezze salentine da assaggiare durante un viaggio in zona ce ne sono davvero tante. Si va dai piatti più semplici e freschi come l’insalata di polpo o l’acquasale, ai piatti invernali più elaborati, come la minestra di patate e le fave nette salentine.
Senza dimenticare i gustosi piatti di carne e di pesce, come i pezzetti di carne di cavallo al pomodoro o le fantasiose ricette a base di triglie e gamberi rossi. A tutto questo bisogna poi aggiungere la delicatezza e l’incredibile golosità dei dolci, dalla cupeta al pasticciotto, dalle marmellate fatte in casa al famoso spumone passando dai taralli dolci. Ed è proprio dello spumone che vogliamo parlarvi questa volta. Si tratta di un gelato particolare, oggi proposto in strati dai gusti diversi, al cui interno si nasconde del morbido pan di spagna affogato con amaro o liquore Strega. Era un dolce che solo i ricchi potevano permettersi e che abbondava soprattutto sui banchetti nuziali e nelle feste patronali del Salento. Oggi ovviamente ne sono nate tante versioni diverse e moderne, con croccante, pezzetti di cioccolato fondente, canditi e caramello, ma quella che vogliamo darvi noi è la ricetta tradizionale, da personalizzare, se volete, a vostro piacimento.
Spumone salentino, dolcezza leccese tipicamente estiva

La Ricetta dello Spumone Salentino

Ingredienti

  • Gelato artigianale alla nocciola e al cioccolato
  • pan di spagna
  • liquore, preferibilmente Marsala
  • mandorle o croccante sbriciolato
  • pezzetti di cioccolato fondente

Preparazione

Procuratevi degli stampi a cupola e riempiteli per metà con gelato al cioccolato e per metà con gelato alla nocciola. Lasciate nella parte centrale un incavo interno e in una ciotolina, a parte, bagnate il pan di spagna con il liquore mescolandolo alle mandorle (o croccante) tritate e ai pezzetti di cioccolata. Quando avrete ottenuto un composto omogeneo, aggiungetelo dello stampo, nell’incavo precedentemente realizzato e coprite il tutto con altro gelato, livellando la base in modo che risulti liscia, aiutandovi con un coltello o una spatola. Posizionate il vostro spumone nel freezer per qualche ora in modo che possa solidificarsi e tiratelo fuori almeno venti minuti prima di servirlo. Passando il contenitore sotto l’acqua calda il gelato si staccherà dallo stampo e verrà via facilmente. Servite lo spumone su un piatto da portata e decoratelo con panna montata, pezzetti di cioccolato, cacao o quello che la fantasia vi suggerisce. Resterete ammaliati da tanta dolcezza salentina!
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DIVINO AMORE

15.00
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